SEI MAI STATO A MACERATA?

Il terremoto (con o senza macerie) secondo Luigi Pirandello.

Ne “Il piacere dell’onestà”, Pirandello si ricorda di aver fatto il militare a Macerata e ritrova un amico o commilitone, comunque uno ‘scoppiato’ che ha qualcosa da dire su quelli che fanno muro, mettono i muri o si nascondono dietro i muri. Un personaggio emblematico della passione umana di Pirandello per riflettere sul terremoto nelle stesse zone e la ferita psichica negli abitanti.   

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[ 15/01/2017 ] Continua a leggere SEI MAI STATO A MACERATA?

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NESSUNO TOCCHI LA LUCERTOLA.

Chi è il colpevole – per L. Pirandello – nelle “ultime giornate d’ottobre, ancora di sole caldo”. 

La provocazione finale di Pirandello nelle “ultime giornate d’ottobre, ancora di sole caldo”: si è colpevoli del male commesso senza una precisa volontà? Un caso quasi punk: il bambino e la lucertola nella remota campagna siciliana

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[ 30/10/2016 ] Continua a leggere NESSUNO TOCCHI LA LUCERTOLA.

L’AMORE CRINATO

E finisce l’estate. Via da Roma o da dove sei rimasto

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[ 10/09/15 ]

Caro ragazzo, che piangi. Ti vorrei consolare. Mi dici che la sentenza di Dante (“Amor ch’a nullo amato amar perdona”, Inf V 103) è stata valida ma non nel verso che volevi. Che il tuo amore non è arrivato al Ferragosto. Che ti ha spremuto e, più grande di te di 11 anni, ti ha lasciato senza spiegazioni. Che ti rimane la bastonata più del dolore, e tutto da fare. Che non sapresti come leggere adesso Il fu Mattia Pascal, che devi portare all’esame…

Non devo giustificarti ulteriormente il mio amore per Dante, il fatto che te l’ho portato a testimonio. Per aria com’eri, volevo dirti che a quella legge non sarebbe scampato nessuno. Neanche tu. Che l’amore dato e ricevuto con sembianze erotiche non perdona. Finisce in cenere. Per Dante questo sfacelo è all’inizio dell’Inferno, per te alla fine dell’estate. Immagino come stai, com’è andata. Che lei non ti abbia detto tutta la verità e, in vacanza anche col cervello, stava liberamente tra l’hotel, l’oasi del tuo corpo, lo stellato dei tuoi sogni, lo specchio d’acqua della tua innocenza. Ma le sono rimasti i conti da pagare, la benzina da mettere, il fatto che tu non possiedi un lavoro né una nutrita carta di credito: l’hai dissanguata per un basso elettrico! L’amore costa – pare aggiungere quel verso – anche in termini economici e di finanze. Una distorsione, adesso, l’eco del concerto quando hai suonato per lei. Vai al sodo del romanzo di Pirandello e lascia perdere, una buona volta, i pirandellismi fra la maschera e il volto, se abbiamo una personalità o nessuna o centomila, se per caso consistiamo in qualcosa o è un identikit quello degli occhi che ci guardano, cosa significhi allora conoscersi in questo mare psichedelico…

Leggi diversamente il libro: un’altra divina commedia. Vai al punto dove il fu Mattia Pascal (che ora si chiama Adriano Meis, in barba alla moglie e alla suocera che hanno creduto bene di riconoscerlo in un cadavere e dichiararlo ufficialmente morto), illuso di avere finalmente tutta la libertà di questo mondo, si infila a Roma e prende alloggio in una stanza sul lungotevere dove c’è anche la dolce Adriana, dolcissima (in mezzo a tanti farabutti). S’innamora di lei al punto da intravedere una vita nuova ma deve arrendersi. Per amare ci vuole un’identità e un grado sociale impattante nonché il portafoglio di cui è stato derubato. Leggi con quale sforzo egli incrina l’amore fino a spezzarlo, non per dispetto ma per rispetto:

“ … Io mi vidi escluso per sempre dalla vita, senza possibilità di rientrarvi. Con quel lutto nel cuore, con quell’esperienza fatta, me ne sarei andato via, ora, da quella casa, a cui m’ero già abituato, in cui avevo trovato un po’ di requie, in cui m’ero fatto quasi il nido; e di nuovo per le strade, senza meta, senza scopo, nel vuoto. La paura di ricader nei lacci della vita, mi avrebbe fatto tenere più lontano che mai dagli uomini, solo, solo, affatto solo, diffidente, ombroso; e il supplizio di Tantalo si sarebbe rinnovato per me. Uscii di casa come un matto. Mi ritrovai dopo un pezzo per la via Flaminia, vicino a Ponte Molle. Che ero andato a far lì? Mi guardai attorno; poi gli occhi mi s’affisarono su l’ombra del mio corpo, e rimasi a un tratto a contemplarla; infine alzai un piede rabbiosamente su di essa. Ma io no, io non potevo calpestarla, l’ombra mia. Chi era più ombra di noi due? io o lei? Due ombre! Là, là per terra; e ciascuno poteva passarci sopra: schiacciarmi la testa, schiacciarmi il cuore: e io, zitto; l’ombra, zitta. (…) Ma aveva un cuore, quell’ombra, e non poteva amare; aveva denari, quell’ombra, e ciascuno poteva prenderglieli; aveva una testa, ma per pensare e comprendere ch’era la testa di un’ombra, e non l’ombra di una testa. Proprio così. Allora la sentii come cosa viva, e sentii dolore per essa, come il cavallo e le ruote del carro e i piedi de’ viandanti ne avessero veramente fatto strazio. E non volli lasciarla più lì, esposta, per terra. Passò un tram, e vi montai. … “

[ Luigi Pirandello, Il fu Mattia Pascal (1904), introduzione di M. Guglielminetti, cronologia di S. Costa, note e appendice di L. Nay, Oscar Tutte le opere di Luigi Pirandello Mondadori editore, Milano 1993-2012, pp. 170-171 ]

Via! via! anche tu. Acre, lo ammetto: ma più fumacchioso che spento. Ci sento odor di sacrificio. La tua lei dovrà aspettare di apprendere, con tutti i suoi affari, che l’amore non ha prezzo. E tu di incontrare l’intenditore, per venderlo (caro). Tutti gli uomini di Pirandello alla fine fanno così. Una risata ci libererà.