FINE DELL’ESTATE

Ma non dei classici. L’intramontabile Bibbiena

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[ 27/09/2015 ]

Faccio la lavatrice dell’estate: teli da mare, asciugami, berretti, spugne. A casa mia come alla lavanderia a gettoni, aspetto la centrifuga leggendo. Dice Nico Orengo, il poeta fedele alla Riviera ligure: “Non scompare mai / la sabbia dell’estate, / riappare fra le lenzuola, / nello zaino di scuola, / fresca saltella in tasca, / da Natale a Pasqua / e giù ancora / quando è l’ora / di tornare al mare”. Se invece mi prendesse il rimpianto, Vivian Lamarque: “A vacanza conclusa dal treno vedere / chi ancora sulla spiaggia gioca si bagna / la loro vacanza non è ancora finita: / sarà così sarà così / lasciare la vita?”. 

Fortuna che ho disinserito il candeggio. Sarebbe stato tragicamente comico con la notizia rimasta nella borsa del mare, dal Corriere della Sera del 13 giugno 2015: “L’attivista nera dei diritti che in realtà era bianca”. Rachel Dolezal insegnava African Studies in America, era ai vertici della Naacp (per la promozione delle persone di colore), lei stessa si professava “bianca, nera e native american. Un mix politicamente perfetto: un po’ Obama un po’ indiana”. E si vantava del suo cespuglio di capelli ricci. Poi dei genitori un po’ stronzi si ricordano delle loro origini europee (forse in seguito a dissensi di natura economica) e vanno a postare su BuzzFied che Rachel è la loro figlia naturale, sorella di due gemelli neri adottati, ma ha scurito volutamente il suo aspetto per arrampicarsi così conciata su per le scale del fruttuoso establishment afro-americano. Allegano la foto di quando era in Svezia: una bambina bionda con i capelli lisci, la pelle chiara e le lentiggini. Perché la storia di questo “Michael Jackson al contrario” finisca in tribunale, è intuibile: avrebbe “violato le regole per l’assegnazione di posti a membri di minoranze”. In attesa che si pronunci la Corte e l’interessata, avevo conservato l’articolo dentro una mia lettura dell’estate: “La Calandria” di Bernardo Dovizi da Bibbiena (1513).

[ Michele Farina, L’attivista nera dei diritti che in realtà era bianca, in “Corriere della Sera”, 13 giugno 2015
Angela Balenzano, Antonella, lo scambio della culla e un destino nella famiglia povera, in “Corriere della Sera”, 22 luglio 2015
Franco Venturini, Una multa transgender, in “Io donna” supplemento de “Il Corriere della Sera”, 25 luglio 2015 ]

Nella stessa “Calandria” altri ritagli, in attesa del perché. Perché la vita di Antonella, nata a 11 minuti di distanza da Lorena, diventa un crimine in quanto scambiata al nido ospedaliero e consegnata ai genitori di quell’altra che la crescono fra gli stenti, con l’obbligo di rubare la frutta, se la povera famiglia vuole sfamarsi un po’? Perché nella regione di Astrakhan, una donna decide di cambiare sesso per non pagare una multa salata? “Fatto sta che la multa costava quanto l’operazione, e così la giovane aveva preferito soddisfare la sua precedente tendenza e rendersi, credeva, irriconoscibile”. Il maxi importo comunque addebitato a ‘lui’, non gli impedisce di cercare fortuna e di sposare una moscovita. Grattacapi a non finire, “ma in cambio pare che il matrimonio vada bene”. Sembrano avventure picaresche del Bibbiena, paradossali scoppi di vita a cui hanno guardato con indulgenza da Plauto a tutto il Rinascimento. Perché sulla “Calandria”, non solo sulla mia copia estiva, splende il sole di un aperto sorriso, di un’ammirazione sconfinata all’uomo che s’industria e s’arrabatta? Poi, come per la fine dell’ora legale, cala successivamente il buio su un senso privatistico della vita, affidato a poche luci e molte diffide. Tutto progresso? Tutta abbondanza? Gran materia. Nella commedia del mondano cardinale ritratto da Raffaello, si tratta di sistemare due gemelli, uno maschio l’altra femmina appena sbarcati, i quali pensano di ottenere il massimo effetto travestendosi il primo da femmina e l’altra da maschio: “la castroneria si congiungerà oggi con la lordezza”. A chi giura di vederci doppio, i servi e i ruffiani della commedia implorano di approfittare, che dopo ci sarà da ridere con le ombre: “Nessuno potette mai servire a due ed io servo a tre (…) perché chi in questo mondo si sta, ha il vivere morto”. “Tu sai Calandro che altra differenzia non è dal vivo al morto se in quanto che il morto non si move mai e il vivo sì. E però, quando tu facessi come io ti dirò, sempre risusciterai (…) Allor la Morte si va con Dio e l’omo ritorna vivo”. Spaccare quindi il capello? “Oh buono! Tu non vedi anco il sonno, quando dormi; né la sete, quando bevi; né la fame, quando mangi. Ed anco, se tu vuoi dirmi il vero, or che tu vivi, tu non vedi la vita; e pure è teco”. Insomma la commedia si sdraia alla luce della platea-mondo e, come chi trovi la prospettiva ideale (“chi scappa d’un punto ne schifa cento”), non vorrebbe mai arrivare a una conclusione.

“e’l proposito nostro è fuggir la conclusione”. Come chiuderla coi classici d’estate? Giusti per il sole atmosferico? O il sole atmosferico, per il loro tramite, continua a regalarci l’oro di quel paganesimo invano sacrificato alla lampada delle piccole religioni? Dispiace vedere quasi tutti rientrare nelle abitazioni, mentre all’aperto rimangono i mostri e le intemperie del nostro vivere civile. Anche per il Bibbiena è triste constatare che la scena, disposta a Roma, “la quale già esser soleva sì ampla, sì spaziosa, sì grande che, trionfando, molte città e paesi e fiumi largamente in se stessa riceveva; ed ora è sì piccola diventata che, come vedete, agiatamente cape nella città vostra. Così va il mondo”.

[ Bibbiena (Bernardo Dovizi da), La Calandria, (a. II, sc. 10; a. I, sc. 1; a. II, sc. 9; a. III, sc. 3; atto IV, sc. 4; Prologo), a cura di P. Fossati, Collezione Teatro Einaudi editore, Torino 1978, pp. 51, 24, 49-50,  55-56, 80, 22
Nico Orengo, La sabbia, in Id. Spiaggia, sdraio e solleone, con illustrazioni di A. Passaro, Einaudi editore, Torino 2000, p. 28
Vivian Lamarque, A vacanza conclusa, in Id. Poesie (1972-2002), introduzione di R. Dedola, Oscar poesia del Novecento Mondadori editore, Milano 2002, p. 210 ]

			
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