UN GLAUCO TOTO’ COL VERAMÒN.

L’inedita parodia di Totò del «Glauco» di E. L. Morselli. 

Una parodia di Totò, svolta in anni in cui non era riconosciuto il suo genio, è un onore. Comunque aggiunge un valore al testo che ‘imita’, ne riconosce la popolarità e tira fuori un significato innato. Quanto all’oggetto della parodia, il “Glauco” di E. L. Morselli, aumenta il sospetto e le ricerche sul diversamente-morselli e che il giovane scrittore del primo ‘900 possa costituire oggi una ‘novità’.  

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[ 20, 22, 24 e 28/01/2018 ]

Una parodia di Totò, svolta in anni in cui non era riconosciuto il suo genio, è un onore. Comunque aggiunge un valore al testo che ‘imita’, ne riconosce la popolarità e tira fuori un significato innato. Quanto all’oggetto della parodia, il “Glauco” di E. L. Morselli, aumenta il sospetto e le ricerche sul diversamente-morselli e che il giovane scrittore del primo ‘900 possa costituire oggi una ‘novità’.

Ecco alcune scene dalla rivista “Orlando curioso” (1942) di Galdieri-Totò, con lo sketch sull’eroe di Morselli: il comico di questa versione e i tagli meno allegri della censura fascista rasentano più da vicino la ‘tragicità’ dell’originale. Hanno un potere liberatorio… (v. Conclusioni). 

[ 1 ] Scilla lo vuole duro e puro (il marito), avventuriero e senza scrupoli, sempre in viaggio tra gli affari e l’impero (l’impero degli affari, gli affari dell’impero). Lei regina: con ville, pellicce e gioielli. Il contrario di quello che avviene nel «Glauco» di E. L. Morselli: che la piccola Scilla teme che il diseredato Glauco parta davvero e rinunci alla capanna dei loro due cuori:   

« …

SCILLA (entra e scoppia in un pianto di bimba)

Ih… ih…

GLAUCO-TOTO’

Addio! Mò questa comincia a piangere e non la finisce più. Sa che tragedia… Si può sapere almeno perché piangi?

SCILLA

Perché ho sentito… (riscoppia a piangere) che tu non parti più… ih… ih…

GLAUCO-TOTO’

No. Io non partirò.

PESCATORE

Tu partirai, invece…

GLAUCO-TOTO’

Ma perché volete farmi partire per forza? Io sto tanto bene, qua, quieto quieto…

PESCATORE

Ah… tu credi di star bene… Ma non stai bene…

GLAUCO-TOTO’

Un po’ di mal di testa. Ho girato tanto per trovare un veramon!

PESCATORE

Ma che veramon! Tu credi di essere di essere un uomo comune… Invece no! Tu sei destinato a grandi cose! Ti si legge in faccia! tu hai la faccia del predestinato… Ma non li senti gli urli del tuo cuore?

GLAUCO-TOTO’ (con buffa controscena, magari adoperando lo stetoscopio, si ascolta il cuore)

Pronto… chi parla? Tutto tace…

SCILLA

Ih… ih… ih… non parla…

GLAUCO-TOTO’ (facendo gli scongiuri)

… Parla, parla ma tace.

PESCATORE

Tu credi! Ma invece è certo che vuole il mare infinito… (controscena di Glauco-Totò che nega tutto quanto dice il Pescatore) vuole il cielo infinito… vuole la libertà infinita… vuole il sangue… vuole l’oro… vuole la morte… vuole la vita… vuole l’Olimpo… vuole tutto, vuole tutto…

GLAUCO-TOTO’

Io voglio solo che ti venga un colpo secco!

PESCATORE
Ah, Scilla! Non è così certo che il sole rinasca domani come è certo ch’egli tornerà re e tu sarai regina!

SCILLA (battendo le mani)

Sì, voglio essere regina, voglio essere regina! Voglio ville, pellicce, gioielli… voglio un marito più potente di un re… Parti, parti, Glauco mio… Imbarcati in una grande avventura.

GLAUCO-TOTO’

E va bene… Partirò… Per te farò anche questo!

SCILLA

Oh!

GLAUCO-TOTO’

Ma le balle chi me le dà? Le lane… le lane… <si allude alla mercanzia del padre di lei, che costituirà il furto necessario per dotare Glauco di una zavorra>

PESCATORE

## Per diventare potente non occorrono le balle, bastano le altre…

GLAUCO-TOTO’

Quali?

PESCATORE
Quelle che escono dalla bocca… quante parole, quante promesse, quanti progetti… La gente crederà ugualmente. Crede a tutto.

GLAUCO-TOTO’

Ma che dirà quando capirà che ho venduto le parole? ##  

… »

Tra ## ## le parti censurate ( da Leopoldo Zurlo per il Minculpop). Rispetto al testo di E. L. Morselli si nota che: la poesia (e le battute) di Glauco diventano del Pescatore. La prosaicità (e le battute) dei Pescatori diventano di Glauco-Totò. Le didascalie di Scilla adolescente e inesperta diventano mosse da consumata signora. Che, forse, il Pescatore ha un inedito interesse perché Glauco se ne vada. Che Glauco-Totò manifesta una reazione somatica al viaggio, che non è del tutto estranea al senso dell’opera: il ritorno tragico dalle ambizioni. 

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[ 2 ] Il colmo per Glauco? Essere torbido, del colore contrario del mare che l’ha generato. Da pescatore esperto e guizzante, di non saper nuotare. Togliere l’àncora solo per levarla dai piedi e naufragare in un divano. I richiami delle Sirene e Tritoni diventano comici (anche per la parodia di Wanda Fabro, la regista che negli stessi giorni prova al teatro Quirino il «Glauco» con Gino Cervi):  

« …

LA REGISTA

Che idea! Che trovata far ballare le sirene all’inizio dell’atto! Col cavolo che Morselli ci aveva pensato… Su! Andiamo avanti! Tocca a te, Tritone <che deve sedurre Glauco mentre dorme nella sua capanna>

TRITONE (picchiando alla capanna)

Pescatore di sardelle! Vieni fuori! Contentale, su! Le sirene van tutte in caldo, per te!…

SIRENA

Gioia delle Sirene! Vogliamo essere baciate! Strette! Morse! Mangiate da te…

GLAUCO-TOTO’ (s’affaccia alla capanna)

Mangiate da me? Tutte?

SIRENE

Tutte!

GLAUCO-TOTO’

Senza razionamento, allora…

SIRENA (prevenendolo)

Mangiami… Mangiami, Glauco… Mangiami…

GLAUCO-TOTO’

(l’insegue come per addentarla)

SIRENA (sfuggendogli e correndo per la scena)

Son tutta luce e oro come la schiuma del mare… Sono tutta coperta di una lanugine dorata così dolce a lambire… L’ambisci?

GLAUCO-TOTO’

L’ambisco. L’ambisco. Ma non so nuotare…

SIRENA (ride e fugge verso il mare)

… A mare… A mare… A mare…

GLAUCO-TOTO’ (smettendo di inseguirla)

Bestia matta! Brutto toraccio sempre incornato: non vedi che sono sirene? Hanno la coda del serpente! Son maestre d’inganni! Prima m’incantano e poi mi fregano, quelle fetenti.

TRITONE

Che è? Non ti piacciono, forse?

(il Tritone giunge alle spalle di Glauco-Totò, non visto)

GLAUCO-TOTO’ (sobbalzando)

Chi è?

TRITONE

Permetti? Tritone.

GLAUCO-TOTO’

Piacere, Piazza Barberini.

LA REGISTA

No, no. Niente lazzi, per carità. Questa è arte.

GLAUCO-TOTO’

Appunto dicevo: io aspetto nella capanna…

TRITONE (col gruppo delle sirene che invitano Glauco)

Faccia da baci… Vuoi la biondina? E’ minorenne… … … O la bruna?

GLAUCO-TOTO’

Fa’ tu, io aspetto nella capanna…

TUTTI (facendogli intorno un cerchio e tirandolo in acqua)

Non qui… non qui… a mare… a mare… 

GLAUCO-TOTO’ (divincolandosi)

No, no, no… non so nuotare… non so nuotare…

TUTTI (continuano a trascinarlo)

A mare… a mare…

GLAUCO-TOTO’ (prende dalla capanna un’àncora che lo trattenga alla terra ferma)

Ah… è una fissazione! Porca miseria! Fossi pazzo! Un viaggio per mare, di questi tempi…

… » 

Su Wanda Fabro, intrepida regista allieva di Silvio d’Amico, impegnata negli stessi giorni nelle prove di «Glauco» con Gino Cervi: cfr. il contributo di Alessia Oteri*. Rispetto al testo di E. L. Morselli si nota che: i Tritoni si riducono al solo esemplare che parla con voce melliflua anziché baritonale. E’ ormai spogliato di ogni atteggiamento diabolico se non per qualche gretto interesse sessuale (“Non ti piacciono, forse? … è minorenne”). Le Sirene sono già in technicolor e, inimmaginabili come esseri mitici, lo prendono di mira come uno spettatore in platea. L’orizzonte diminuisce il suo metro, si sprofonda nell’interno piccolo-borghese: un inferno, per E. L. Morselli; un altro sogno che scotta. 

[ * Alessia Oteri, “Wanda Fabro”, in “Ariel. Quadrimestrale di drammaturgia dell'Istituto di Studi Pirandelliani e sul Teatro Italiano Contemporaneo”, anno 2006 n. 2-3 (maggio-dicembre), a cura di Marina Dattola, pp. 177-212 ]

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[ 3 ] Il viaggio di Glauco è senza la trireme. Non mira alla reggia di Circe per il bacio che fa immortali ma, su un mezzo di trasporto pubblico, a qualche luce di varietà, qualche diversivo in una casa di tolleranza (dove si incontrano insospettabili professionisti):

« …

CIRCE (alle prese con un giovane in frak che le ha chiesto il divino bacio)

Paranoico… / Tu, meschino mortale / chiedi il carnale / bacio fatale / che fa immortale: / paranoico, du du da da da. // E’ mania generale… / L’uomo sta male, mi par / che quanto meno vale / più l’immortale vuol far… / Sai tu questa brama / come si chiama? / Cos’è questa foia? / La Paranoia, du du da da da.

(Danza col giovane in frak che finge di baciare per poi spingerlo nella fossa degli uomini-bestie da cui esce fuori col lungo collo di una giraffa. Entrano le Parche)

I PARCA

Circe, divina Circe… Ritorna al tuo trono.

II PARCA

Ti canteremo una bella canzone.

III PARCA (con cenno all’orchestra)

Maestro, prego… Presentazione del Trio Parche.

(Schiariscono le voci, quindi gli accordi e parte il concerto)

I PARCA

Figlie della Notte noi vegliamo sul Destin…

PARCA II e III

… della vecchia umanità a a

I PARCA

Cloto tira il filo…

II PARCA

… Lachesi avvolge il filo…

III PARCA

… che Atropo taglierà a a

II PARCA

Vegliando l’uomo sul terreno suo cammin…

PARCA I e III

… passa il tempo e se ne va…

I PARCA

Passa troppo piano…

II PARCA

… è come il Trio Lescano…

III PARCA

… che l’inganna a gorgheggiar ar ar

INSIEME

Uè uè le Parche, Parche / son padrone, son gerarche / se nemiche te le fai / sono guai, sono guai! / Se han piacere / possono farti stragodere, / se s’arrabbiano però / dicon no, dicon no…

(sulla musica che continua in sottofondo)

PARCA III (parlato)

Volete ch’io tagli il filo di qualcuno? Dite, dite, senza complimenti… Qualche suocera? Qualche parente milionario? E’ possibile che non abbiate mai pensato di togliervi qualcuno dai piedi? Se non volete parlare, potete scrivere… Scrivete, scrivete: Trio Parche, via del Destino, numero zero…

(riprende il canto)

INSIEME

Uè uè le Parche, Parche / son padrone, son gerarche / se nemiche te le fai / sono guai, sono guai!

(Un fracasso di tempesta. Tuoni, fulmini. Le Parche e Circe corrono spaventate per il palcoscenico)

CIRCE

Che c’è, mie Parche?

I PARCA

Arriva, arriva…

CIRCE

Chi?

II PARCA

Ah, se tu lo potessi vedere! E’ bello, bello! Tu ne saresti innamorata, Circe!

III PARCA

E’ l’uomo per te. E’ così bello che se ora Giove mi ordinasse di tagliare il suo filo, preferirei tagliarmi qualcosa di mio…

CIRCE

Ma è nerboruto?!

I e II PARCA

Un energumeno… Benché sia nato gracilino e magrolino…

III PARCA

… è diventato grande, aggressivo, potente…

(Sulla barchetta trascinata dalle Sirene entra Glauco-Totò col cappello piumato, corazza etc. Circe corre a guardarlo)

GLAUCO-TOTO’

Ah ah… E’ buona, Circe…

CIRCE

Si fa quel che si può.

GLAUCO-TOTO’

Beh, non perdiamoci in chiacchiere… Dammi questo bacio, fammi immortale presto presto… Ho molta fretta…

CIRCE

Misura la tua audacia, Glauco. Bada che io ti trasformo in maiale.

GLAUCO-TOTO’

Magari! Di questi tempi… è più quotato un porco che uno come me.

(…)

GLAUCO-TOTO’ (fa per baciare Circe che si ritrae)

Beh, me lo dai o non me lo dai questo bacio? Così divento dio e me ne vado.

CIRCE

Hai fretta?

GLAUCO-TOTO’

Mi sono abituato a fare tutto in fretta. A improvvisare. Insomma, hai capito che mi scappa la voglia di essere immortale. Baciami!

(…)  

<Circe capisce di avere a che fare con un tipo tosto e, come nell’originale di E. L. Morselli, preferisce stordirlo con cibi e bevande. Ma Glauco-Totò non riesce a togliersi la fame neppure fra le braccia di Circe>

GLAUCO-TOTO’

## Mi pare, amici miei, che pur quassù… / si mangia quel che mangiano laggiù!

I PARCA

Per carne, un sogno eterno di grandezza…

II PARCA

Per pesce, un po’ di boria e un po’ di stizza!

III PARCA

Per frutta, smanie di grandiosità…

CIRCE

Per dolce, un fiume di loquacità…

GLAUCO-TOTO’

Vi giuro, amici miei, che voi quassù… / state un pochino peggio di laggiù!

I PARCA

Per vino, tutto un mar di faccia tosta…

II PARCA

… E il vino della gloria ci va in testa…

III PARCA

… Liquore per adesso non ce n’è…

CIRCE

Ma, di nascosto, bevilo anche te!

GLAUCO-TOTO’

Mi par di stare in terra, ché anche là / c’è chi si sbronza di immortalità! ##

CIRCE (finalmente lo bacia)

… »

Tra ## ## le parti censurate (da Leopoldo Zurlo per il Minculpop). Divenuto dio, Glauco-Totò cosa farebbe? “Cosa farei? Cosa voglio fare? / Io voglio in un momento consolare / chi ha fatto l’abitudine a soffrire. / Io voglio dare a questa umanità / tant’anni e tanti di felicità! / Salute e figli maschi in quantità! / Bene e ricchezze per l’eternità!”. Poiché qualcuno obietta: “Tu dio non sei per fare tutto ciò!”, Glauco risponde: “Questo è però l’augurio di Totò”.  

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[ Conclusioni ] Una parodia di Totò, svolta in anni in cui non era riconosciuto il suo genio, è un onore. Comunque aggiunge un valore al testo che ‘imita’, ne riconosce la popolarità e tira fuori un significato innato. Quanto all’oggetto della parodia, il “Glauco” di E. L. Morselli, aumenta il sospetto e le ricerche sul diversamente-morselli e che il giovane scrittore del primo ‘900 possa costituire oggi una ‘novità’.

1942… c’era una volta la ‘Digiunani’: Anna Magnani ai tempi della fame, delle riviste, degli allarmi bellici e del delirio di onnipotenza fascista. Michele Galdieri, “il fine e un po’ noioso Galdieri che non si spinge mai a innervosire la Censura” (G. Fofi), mette a punto una serie di spettacoli per la Magnani-Totò, dai classici in voga. Per la rivista “Orlando curioso” Totò rifa il paladino ariostesco, che nacque curioso ma poi s’infuriò a vedere le malefatte del secolo. Meglio cantarsela. Partecipa il trio Lescano.

Non si era ancora spenta l’eco della prima morselliana al teatro Argentina di Roma nonché della morte prematura dell’Autore, che divampa al Quirino di Roma il revival di “Glauco” con Gino Cervi (gennaio 1943). Tanto basta per aggiungere al ‘Curioso’ uno sketch di frittate e sorrisi da E. L. Morselli. L’avrebbe dovuto interpretare la Magnani ma la gravidanza del figlio Luca la costringe al “razionamento del latte”. Debutta Lucy D’Albert, italianizzata in D’Alberti Lucia, che ricorda Totò quando interrompe la recita per i bombardamenti e corre ai ripari con l’elmo di Glauco:

« … Tragicità del momento a parte, sarebbe stato da vedere Totò che fila veloce verso il rifugio con l’armatura e il pennacchio. La soubrette glielo dice pure, nel timore che l’artista possa rendersi ridicolo: «Principe, ma almeno il pennacchio ve lo potevate levare…». «E secondo voi i’ songo accussi fesso da fini’ acciso sott’ ’e bombe pe’ colpa ’e nu pennacchio?», risponde Totò, scatenando l’ilarità di tutti quelli che hanno cercato scampo dall’ira di Dio. … »  

Il copione di Galdieri, costellato dai numerosi ‘a soggetto’ per la parte di Totò, tradisce l’originale morselliano per arrivare paradossalmente a coincidergli: Glauco non se la sente di partire. Il rinomato avventuriero e viaggiatore (e colonialista?) proprio non si vuol muovere da casa. Ma chi glielo fa fare a navigare? La felicità ha un prezzo adesso, non domani. Pianga pure Scilla col piagnisteo da E. L. Morselli: la ‘guagliuncella’ frigna mica perché Glauco se ne va ma perché, se resta, non le manda i risparmi per fare la signora piccolo-borghese. La reggia di Circe è un vittoriale-de-noantri, una casa di tolleranza dove vanno i dirigenti in incognito.  Il tempo passa e non cambia: le Parche sono il trio Lescano («passa il tempo troppo piano … è come il trio Lescano … noi l’inganniamo a gorgheggiar…»). E lì a Totò scappa impellente il bisogno… di immortalità: «Me lo dai o non me lo dai questo bacio? Così divento dio e me vado. (…) Mi sono abituato a fare tutto in fretta. A improvvisare». 

Si sono appena lette questa e altre ‘quisquiglie’ di Totò ma la caricatura graffia sulla tragedia vera: non solo Glauco assiste all’edificio delle ambizioni, ma ne rappresenta il crollo tragico. Faccetta nera (di indignazione).    

Che ci azzecchi l’aspetto comico, lo dicono i tagli della censura fascista su ciò che di più nevralgico ci sia in Morselli (e non in Totò): la rivista è “tra le più censurate”. Con l’imbarazzo che, snobbato dai contemporanei, anche E. L. Morselli si trova a essere fagocitato dai diretti epigoni col monumento postumo, suo malgrado: e non se ne parli più. Il capo censore Leopoldo Zurlo, prediletto da Mussolini per le frustrazioni da scrittore che in ufficio diventano lievito, traccheggia e alla fine tuona: «Chi è Glauco di Morselli? Un giovane che abbandona l’innocente amore di Scilla, corre il mondo in cerca di fortuna e di gloria, si asside al banchetto di Circe l’incantatrice e dal suo bacio e dal suo vino trae una potenza immane. Diventa Dio! Galdieri ha fatto della pura Scilla una ragazza interessata e all’eroe ha sostituito, nientemeno, Totò!» 

Non era aggiornato che Glauco nell’intenzioni dell’Autore era un clown mitologico, caro ai comici ambulanti, a Fellini, alla Metafisica, al principe De Curtis in arte Totò*.   

* cfr. sulla pagina Facebook dedicata a E. L. Morselli [ https://www.facebook.com/ercoleluigimorselli/ ] i post del: 7 gennaio 2018 (PETROLINI), 16 dicembre (FELLINI) e 11 novembre 2017 (SAVINIO)

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[ Michele Galdieri (con la partecipazione di Totò), parodia di “Glauco” di Ercole Luigi Morselli, in “Orlando curioso” (rivista in due atti), prima rappresentazione: Roma, Teatro Valle, 13 ottobre 1942; produzione: Erre.pi Spettacoli (di Remigio Paone); con: Totò, Lucia D’Alberti (Lucy D'Albert), Clelia Matania, Vera Worth, Gianna Dauro, Riccardo Rioli, Eduardo Passarelli, Paola Paola e il Trio Lescano 

ora in: Goffredo Fofi (a cura di), "Quisquiglie e Pinzillacchere: il teatro di Totò (1932-1946)", Savelli Editori, Roma 1976 – 1980, pp. 150-155

Gli originali sono all’Archivio Centrale dello Stato di Roma / Archivi degli organi di governo e amministrativi dello Stato / Ministero della Cultura Popolare (1926 – 1945) / Ufficio Censura Teatrale (1931-1944) n. 18/002 / Copioni teatrali e radiofonici sottoposti a censura (1931-1944) busta 90, fascicolo 1616

prezioso il contributo di Daniele Palmesi e Federico Clemente su www.tototruffa2002.it ]

immagine iniziale: Totò nel film “Il più comico spettacolo del mondo” di Mario Mattoli (1953)

immagine 1: Totò prova in camerino la parodia di “Glauco” di E. L. Morselli per la rivista “Orlando curioso”

immagine 2: Il Trio Lescano nel 1942, anno della rivista “Orlando curioso”

immagine 3: Totò nel film “Gli onorevoli” di Sergio Corbucci (1963)   

immagine finale: Totò e Anna Magnani nelle riviste degli anni ’40 firmate da Michele Galdieri

 

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